I gruppi funzionano così. In ogni team, in ogni riunione, in ogni community esiste una distribuzione del potere che nessuno ha deciso e spesso nessuno nomina. Chi parla per primo? Chi viene interrotto? Di chi sono i contributi di cui ci si ricorda nel tempo? Chi fa il lavoro di relazione e di processo che tiene in piedi le cose? Perché in una conferenza tech si parla di codice pulito, architetture scalabili e debito tecnico, ma raramente del debito relazionale che fa crollare i team dall’interno? Ignorare che il sistema umano sia il vero collo di bottiglia della produttività è un’inefficienza tecnica prima ancora che culturale. Affrontiamo questo tema in un panel perché la crescita di una community o di un’azienda tech non si arresta per un bug nel codice, ma per la lentezza silenziosa con cui i bias inconsci logorano la fiducia, azzerano la partecipazione e spingono i talenti a cercarsi un altro posto dove lavorare. Spesso non sono cattive intenzioni o discriminazioni, ma regole uguali per tutte le persone, che portano risultati diversi a seconda della persona che si è.. Durante tutta la giornata, in giro per il WordCamp, trovi dei QR code. Ognuno porta a una serie di domande a cui si può rispondere con il telefono fino a una certa ora [ancora in definizione]. Alcuni sono in bella vista, altri sono nascosti con maestria. Nell’ultimo spazio della giornata [se è possibile avere quello slot] guardiamo insieme cosa è venuto fuori. È un talk che non parla di ambienti tossici, ma di posti come questo, dove nessuno discrimina nessuno e le disuguaglianze si producono lo stesso. In buona fede, perché certe cose sono così introiettate che non ci si fa più caso.
Traccia: Track 1
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SEO e Marketing nell’era dell’AI
UX, CRO, SEO, Advertising e Social: cosa fare oggi per crescere e vendere di più
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Call My Agent. Come sono diventato un “agentic writer” senza smettere di scrivere (e di pensare)
Quando l’AI generativa è arrivata, il primo lavoro che minacciava di prendersi era quello di chi scriveva. Cioè il mio. Allora ho cercato di farmi trovare pronto: usare l’AI per potenziare il mio lavoro, sperimentare, diventare uno “scrittore aumentato”. Dopo alcuni mesi di sperimentazione entusiasta, è arrivata la stanchezza: i risultati tendevano ad appiattirsi, il mondo si riempiva di testi generati dall’AI, tutti uguali e sempre più insopportabili, e il rumore di fondo si moltiplicava. Intanto, la frontiera si spostava. L’ondata degli agenti ha spinto la sperimentazione più interessante verso il coding, mentre la scrittura restava indietro: un campo già esplorato, quasi superato. Allo stesso tempo si moltiplicavano le riflessioni critiche sull’uso dell’AI, dai problemi di proprietà intellettuale, all’etica, alla sicurezza, fino all’impatto ambientale. Io avevo una sola certezza: non volevo cedere all’AI il momento che per me conta di più, la scrittura dell’output finale. Ma non volevo nemmeno restare a guardare, nella convinzione che è solo lavorando all’interno di questa trasformazione che si può costruire consapevolezza e rafforzare l’utilizzo responsabile. Ho deciso allora di sperimentare un approccio AI-first che portasse l’AI alle radici del mio lavoro, tenendola lontana dalla scrittura. Ogni problema, ogni contenuto, ogni progetto comincia con un dialogo con l’AI che mi serve per costruire, insieme alla macchina, tutto quello che viene prima della scrittura. In questo talk racconto i sistemi agentici che ho costruito lavorando così: – Un sistema di content intelligence che ricerca ed elabora le fonti. – Un sistema che pianifica i contenuti, organizza gli spunti, individua pattern e ricorrenze tematiche, struttura le informazioni. – Una skill di scrittura neutra, che produce bozze schematiche e senza stile, la materia grezza su cui poi lavoro io. – Un sistema di scrittura della macchina: invece di chiedere all’AI di scrivere come me, l’ho aiutata a costruirsi un suo stile, riconoscibile e distinto dal mio. – Uno slop detector: mentre tutti cercano un modo per scovare cosa è stato scritto con l’AI, io ho creato un sistema che valuta la rilevanza dei contenuti, a prescindere da come sono stati fatti. Questa è la storia di come sono diventato un “agentic writer”, spostando l’AI al centro del mio processo di lavoro, e tenendo per me il momento in cui le idee diventano stile, voce, punto di vista, elaborazione personale.
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Persone che parlano a persone: quando l’assistenza alla clientela diventa la strategia (invisibile) del marketing
In tutte le tipologie di vendita (dai prodotti ai servizi) spesso l’assistenza alla clientela è considerata un costo da minimizzare. Ma cosa succede se si rovescia l’ottica e la si considera una potente leva di marketing su cui investire? Nel corso del talk Laura Sacco darà una lettura inusuale della relazione con la clientela, suggerendo una strategia di marketing basata sul servizio di assistenza (con qualche suggerimento su come offrire un servizio efficace)
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Prima di scrivere progettare un articolo per SEO, AI e persone
Un buon articolo di blog o di giornale online si progetta prima di scriverlo. In questo talk due giornaliste ed esperte di scrittura in ottica SEO mostreranno come trasformare un’idea in una pagina efficace, lavorando su content design, organizzazione delle informazioni, visual e scrittura. Il tutto attraverso le caratteristiche di WordPress.
Un punto di vista editoriale pensato per chi scrive su WordPress e per chi progetta e realizza siti WordPress: dall’intento di ricerca alla struttura del contenuto, dagli heading alle fonti, fino agli elementi che aiutano utenti, motori di ricerca e AI a comprendere e valorizzare una pagina.
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Quando l’AI progetta il Web: sostenibilità, etica e design
Nel giro di due anni l’intelligenza artificiale è passata da curiosità a strumento quotidiano per chi costruisce siti, scrive contenuti e disegna interfacce. Genera testi, immagini, codice e interi layout. Lo fa in fretta, a un costo che qualcuno paga: in energia, in dati, in lavoro, in fiducia di chi poi quel web lo usa.
In questo panel ci saranno voci da mondi diversi, ricerca, industria, contenuti e chi il web lo costruisce ogni giorno, si confrontano su tre domande. Fare un sito oggi sembra costare quasi niente: è così per tutti, o ci sono costi che non vediamo, e dove finisce il valore di quello che produciamo con l’AI? Chi guarda il web che stiamo costruendo, le persone o gli agenti, e per chi lo stiamo progettando davvero? Tra cinque anni un sito lo fa ancora una persona, e cosa resta a chi fa questo mestiere oggi?
Per chi progetta, sviluppa, scrive o decide cosa va online, e vuole uscire con una domanda in più invece che con una risposta in meno.
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Per chi sono scritte (davvero) le WCAG?
Creare un sito accessibile è una responsabilità condivisa tra tutti i professionisti del web: designer, sviluppatori e creatori di contenuti. Spesso, però, ci dimentichiamo il vero motivo per cui esistono i documenti tecnici e i test di conformità: le persone.
I singoli criteri di successo nascono infatti per rispondere alle necessità di specifici gruppi di utenti con disabilità: quando uniamo tutti questi tasselli, ci avviciniamo a una soluzione “universale” che garantisce a chiunque un’esperienza di navigazione gratificante.
Durante la presentazione cambieremo prospettiva, analizzando WCAG e documenti supplementari dal punto di vista degli utenti. Faremo una panoramica sulle barriere che incontrano le diverse persone con disabilità e le caratteristiche che deve avere un sito web per superare tali ostacoli: scopriremo così che comprendere meglio le linee guida ci permette di avere non solo strumenti pratici, ma anche il giusto approccio mentale. -
La leadership nei team remoti (e internazionali)
Quando togliamo l’ufficio, cosa resta per tenere unita una squadra? In questo talk racconto cosa ho imparato in questi anni di gestione di team remoti e internazionali: come riconoscere i segnali deboli che passano attraverso uno schermo, perché il conflitto a distanza non esplode ma si spegne in silenzio, e come costruire fiducia reale senza controllo. Un talk basato sull’esperienza diretta, per chi guida o vorrebbe guidare meglio persone che non vede tutti i giorni.
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Branding open source: istruzioni per l’uso
Brand identity per una community open source: come si costruisce e si comunica sui social l’identità visiva di un progetto fatto di volontari, dalle grafiche degli eventi al tono di voce, restando fedeli allo spirito di condivisione che anima WordPress. Il nostro racconto della gestione della pagina del WordPress Meetup Pisa.
